Decaloghi

Note e istruzioni per l’uso:

L’idea dei decaloghi è stata lanciata da @LaMerlettaia, che ne rimane signora e padrona e soprattutto detentrice dei diritti. Qui mi limito a raccogliere i miei. Essendo già stati postati su Twitter, sono i) non del tutto inediti e ii) racchiusi in 140 caratteri.

Che cosa sono i decaloghi: un gioco. Una raccolta di pensieri in dieci tempi su argomenti a piacere. Un divertissement ad alto contenuto di ironia. Che cosa non sono: una ricetta da seguire. Una prescrizione. Una verità assoluta valida per tutti. In altre parole, non prendeteli troppo sul serio. 

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Visitare Bruxelles (luglio 2014)

1) Sì, ci vuole l’ombrello tutti i giorni. E allora? Portatelo, usatelo, e non abbiate paura di bagnarvi un po’. Non siete mica gremlins

2) Astenetevi dai commenti sui passanti. Bxl è gremita di italian(ofon)i. Qualcuno che vi capisce e vi prende a calci lo incrociate sicuro

3) La bici disegnata sui marciapiedi ha un suo perché. Se vi arrotano mentre caracollate sulla corsia come mucche al pascolo fanno solo bene

4) Manneken Pis contende alla Sirenetta il titolo di monumento più insulso d’Europa. Una foto è ammessa, i souvenir a tema no. Ho detto NO

5) Il caffè passa le Alpi come e meglio di Annibale. Piantatela con le smorfie da roulette russa ogni volta che prendete in mano la tazzina

6) Il pavé di Bxl fa sembrare moquette quello della Parigi-Roubaix. Scegliete le scarpe con saggezza

7) Non offendetevi per la battuta sul bunga-bunga quando scoprono che siete italiani. Abbiamo perso il diritto di indignarci molto tempo fa

8) Pochi qui hanno l’istinto di spostarsi per evitare scontri sul marciapiede o i mezzi pubblici. Preparatevi a una buona dose di spintoni

9) Uno Stato federale, tre Regioni, altrettanti Parlamenti. Tre comunità linguistiche. Credevate complessa la politica italiana, lo so

10) Una lapide a commemorare la sbronza di uno zar in visita: difficile trovarla in qualsiasi altra città. Apprezzarne il genio è d’obbligo

La lettera di Laura Boldrini sulla parità di genere linguistica (marzo 2015)

1) “È totalmente inutile”. E suppongo che prendersi la briga di commentare sia il modo migliore di esprimere indifferenza x tale inutilità?

2) “Serve ben altro”. Vero. Ma vedi, gli esseri umani sono capaci di fare più cose contemporaneamente. Una battaglia non ne esclude altre

3) “Serve ben altro [bis]”. Vero. Peccato che a te di pay gap e femminicidio importi solo quando li puoi usare per sviare il discorso

4) “Serve ben altro [ter]”. Vero. Ma ammettilo, indipendentemente dall’argomento, x te le femministe stanno sempre facendo la cosa sbagliata

5) Le parole sono importanti. Chiamare le persone come vorrebbero dimostra considerazione per i loro sentimenti. In una parola, rispetto

6) “X mia [relazione femminile] non è un problema”. Buon x lei. Ma perché in base a questo dovremmo smettere di ascoltare quelle x cui lo è?

7) Tu, uomo, non vedi l’importanza della cosa? Il problema dei privilegiati è proprio riconoscere gli ostacoli. Perché, per te, non ci sono

8) Insulti sessisti ogni volta che Boldrini apre bocca. Grazie. Dimostrano quanto serva il femminismo molto meglio di quanto potrei fare io

9) Nessuno detiene il monopolio del femminismo. Puoi preferire altre battaglie, ma non decidi tu chi sia una femminista doc e chi no

10) X te resta uno sforzo inutile? Benissimo. Però almeno non essere di ostacolo. Levati cortesemente di mezzo e lascia lavorare gli altri

Le mie visite in libreria (luglio 2015)

Rana_con_libri1) L’incursione è sempre programmata e anticipata con desiderio. Da me, o dal mio subconscio, che mi pilota “per caso” in zona libreria

2) L’andatura incerta di chi dà solo un’occhiata è per altri negozi. Nella “mia” libreria mi muovo con la sicurezza di chi si sente a casa

3) I libri con espositore dedicato, fascetta con cifre roboanti, attori in copertina: non mi curo di loro, non guardo neppure, e passo

4) Primo sguardo a copertina e titolo. Poi un tuffo nel riassunto. E, bien sûr, si sfoglia. Con i libri si rompe sempre il ghiaccio chez eux

5) Sono allergica a sovraccoperte e libri con la copertina rigida. Se ne prendo uno in mano, significa che mi intriga sul serio

6) Sollevo lo sguardo solo per fulminare chi chiede consigli per un regalo. Non hai letture tue cui affidarti? Ripiega su una sciarpa

7) Preso, accarezzato, sfogliato. Lo avvicino al viso per sentire il profumo della carta. Di solito quando riemergo qualcuno mi sta fissando

8) L’ultimo giro (con una pila pericolante in braccio) è al reparto fumetti. Perché, anche fossero da bambini, in tutti noi ne alberga uno

9) Uno sguardo indulgente se alla cassa offrono un sacchetto o un pacchetto regalo. Sono tutti per me, grazie. E la borsa la porto da casa

10) E poi ogni tanto, ancora più belle perché inaspettate, le parole magiche: “Ha raggiunto i cento punti sulla tessera. Scaliamo il buono?”

Unpopular opinions (febbraio 2016)

1 like1) A meno che non lo conosceste personalmente, non c’è alcun bisogno del necro-tweet ogni volta che uno famoso stira le zampe. Really

2) Quando si è *davvero* indifferenti a qualcosa, non se ne parla H24 proclamando la suddetta indifferenza a destra e a manca

3) Dal bidet non passa alcuna superiorità morale sugli altri Paesi. Specie visto quanto poi twittate della gente che non si lava in estate

4) Perché, perché, PERCHÉ porre a noi qui domande a cui potreste trovare esaustive risposte con dieci secondi di ricerca su Google?

5) Seguire esclusivamente squadre e atleti italiani facendo il tifo acriticamente non equivale a essere appassionati di sport

6) Chi non è sessista sul serio evita battute squallide anche su ogni donna che non gli piace, non gliela dà, o non condivide le sue idee

7) La musica che ascoltavate da adolescenti non è di default migliore di quella che piace ai teenager di oggi, solo perché la sentivate voi

8) Avere letto/visto “Cinquanta sfumature di grigio” non fa di voi degli esperti di BDSM. Al massimo, delle vittime del marketing

9) Siete quasi teneri quando date del saputello a chi ne sa di più. Solo gli insicuri si sentono minacciati dalla cultura altrui

10) Il sushi è sopravvalutato, sovrapprezzo e viscido. E pagate pure per infilarvelo in bocca

I rientri natalizi in Italia di chi ha fatto bene a levarsi dai piedi (cit. un ministro della Repubblica) (dicembre 2016)

1) Coccolati come il figliol prodigo? Forse il primo giorno; poi, “Visto che sei in vacanza…”, finisci di corvée per mezzo condominio

2) Arrivi dal Nord? Ogni singola nuvoletta finirà sul tuo conto (“Te lo sei proprio portato dietro il maltempo!”).  Finirai x scusarti

3) Abituato a ritmi diversi, alle 7 sei pronto a svaligiare la dispensa mentre i tuoi iniziano appena a chiedersi che cosa cucinare stasera

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4) Alla prima uscita ti rallegri di poter capire chiunque ti stia intorno. Alla seconda non sei più così sicuro che sia del tutto positivo

5) Se arrivi da un posto preso di mira dai bombaroli, preparati a interrogatori simil-TG con domande da Pulitzer del tipo “Ma avete paura?”

6) Riusciranno a coglierti alla sprovvista con il rosario dei tuoi coetanei che hanno figliato. Sopporta come Tex al palo della tortura

7) La tua vecchia stanza è diventata un ripostiglio. Dormirai in un misto tra camera d’adolescente e magazzino di robivecchi

8) Posti che chiudono, autobus che cambiano giro. Poche sensazioni sono così fastidiose quanto il ritrovarsi turista nella propria città

9) Ignorando il viaggiare low-cost ti regaleranno una coperta d’orso o l’enciclopedia del merletto. Belle eh, ma non se ragioni in 55x40x20

10) Viaggi leggero perché “Ho ancora qualcosa dai miei”. Poi ti stupisci di non trovare i jeans della V ginnasio comodi come li ricordavi

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