Di istruzione, (ancora) vaccini, e superiorità a buon mercato

Un anno e mezzo fa ho scritto un post sul fenomeno per cui questioni scientifiche come l’indispensabilità dei vaccini che pensavamo chiuse da tempo vengano inaspettatamente riaperte, con la complicazione ulteriore rappresentata dal fatto che stavolta anche le voci di persone non qualificate finiscono sullo stesso piano di quelle degli esperti (i quali giustamente, nel loro piccolo, si incaxxano).

In quel post facevo notare come sia ormai ampiamente dimostrato che purtroppo la logica e i dati scientifici di per sé non sono necessariamente sufficienti a far cambiare idea a qualcuno. Un paio di mesi fa ho ripreso l’argomento a proposito appunto dello specifico caso dei vaccini, che nel frattempo in Italia è parecchio degenerato.

Ho poi ripensato alla questione anche perché nel frattempo c’è stata una mezza tempesta social innescata da Matteo Salvini, il quale dopo aver litigato con Feltrinelli per motivi che mi sfuggono ma che non intendo approfondire ha dichiarato che avrebbe boicottato le librerie del gruppo, attirandosi una marea di lazzi. Qual è il collegamento, dite voi? Io ne vedo due: una sorta di “liberi tutti” per quanto riguarda i toni, e un buon esempio di effetto Dunning-Kruger.

Senza stare a ripetere tutto quello che ho già avuto occasione di scrivere, nel caso vaccini (ma anche in generale) mi urta moltissimo chi crede che avere ragione nel merito lo esenti dal rispettare i requisiti basilari di educazione e si permette quindi di dare simpaticamente del deficiente a destra e a manca. Se le idee non godono assolutamente di un presunzione di rispetto, le persone sì e quando a non averlo è un professionista lo trovo ancora più grave, perché mi sembra meschino abusare della propria posizione per farsi gioco delle persone e delle loro ansie. Specie quando, e questo è il punto, quelle ansie sono frutto di un’ignoranza non necessariamente cercata, ma più banalmente prodotta da circostanze su cui non abbiamo un gran controllo.

È verissimo che molti degli antivaccinisti sono persone con una buona cultura (il che in genere li rende ancora più ostinati, ne ho scritto nel mio primo post sull’argomento); ma è anche vero che non tutti hanno avuto la possibilità di studiare né la fortuna di nascere in una famiglia che valorizzasse la cultura e avesse i mezzi per coltivarla. C’è una letteratura sterminata su quanto forte e duratura nel tempo sia l’influenza sui risultati scolastici del crescere in famiglie che possono permettersi di investire in istruzione; e dal momento che non scegliamo dove nascere, trovo che astenersi dal ridicolizzare gratuitamente chi la stessa fortuna non l’ha avuta sia il minimo sindacale (come pure mettere a profitto quella stessa fortuna che a noi invece è toccata, ma di questo parliamo magari un’altra volta).

Quindi, per passare dai vaccini a Salvini, si può anche scherzare su quello 0% di diminuzione del fatturato che il segretario della Lega potrebbe causare a Feltrinelli: Salvini appartiene a tutti i gruppi con una qualche forma di privilegio (uomo, bianco, etero, benestante, non disabile), ha accesso a moltissime risorse e fondamentalmente nessuna scusa che giustifichi la sua ignoranza. Ma per una gran parte del suo elettorato non è affatto così, fondamentalmente per motivi economici: e quando scherniamo la scarsa attitudine alla lettura di una persona che non ha proseguito gli studi oltre la scuola dell’obbligo, di fatto stiamo schernendo la sua povertà o il suo essere nata in una famiglia che non le ha dato modo di approfondire la propria formazione. Non so a voi, ma a me la cosa suona semplicemente come un tentativo di vincere facile e sentirsi migliori senza dover fare troppi sforzi.

Dicevo anche dell’effetto Dunning-Kruger, quella tendenza (volendo ipersemplificare) a sovrastimare le proprie capacità cognitive e minimizzare o non cogliere del tutto i propri errori. Ecco, a me pare che molti di quelli che ho letto insultare allegramente genitori antivaccinisti e leghisti non amanti della lettura ci siano cascati in pieno.

Senza voler pretendere di essere l’unica ad aver fatto notare la cosa, nei miei post ho citato diversi articoli e studi che dimostrano come spesso attaccare frontalmente chi si è convinto a torto o a ragione di una determinata cosa non solo non gli farà cambiare idea, ma anzi lo convincerà ancora più fermamente di essere nel giusto. Quando ho sollevato il punto nelle discussioni che ho avuto su Twitter e offline, spesso mi sono sentita rispondere con una variazione di “Capisco quello che dici ma continuerò comunque a dare dei cretini ai genitori che non vogliono far vaccinare i figli”. Hellooo? E questo atteggiamento in che cosa ti renderebbe più intelligente di loro? Ti ho spiegato perché si tratta di una strategia deleteria, ti ho portato fonti a sostegno di quello che dico, se davvero fossi razionale e logico come dici di essere dovresti adattare il tuo modo di fare sulla base di queste nuove informazioni. Il fatto che tu faccia spallucce e tiri dritto per la tua strada mi fa nascere quantomeno il sospetto che alla fine per te conti il poter dare dello stupido a qualcuno e sentirti superiore, senza effettivamente interrogarti sul modo migliore di fargli notare e correggere il suo errore.

Stessa cosa per il discorso della lettura: secondo i dati più recenti gli italiani che non leggono neppure un libro all’anno sono il 60% della popolazione, in grandissima parte uomini. Statisticamente è lecito supporre che tra chi ho letto fare battute su Salvini e Feltrinelli ci sia pure qualcuno che appartiene a questo gruppo (sì, significa pensare male; ma come ben sapete, spesso…). Ma anche se così non fosse, fare meglio di chi non legge mai è un’asticella decisamente bassa; che diamine, basta leggere un libro all’anno per salire di categoria. Se poi quel libro è il ricettario respiriano, l’Harmony allegato a Grazia di Ferragosto o Gli extraterrestri e l’origine della civiltà, scusate ma non vedo molta differenza con il non leggere per niente.

Essendomi impelagata fin troppe volte in estenuanti discussioni con antiabortisti, antivaccinisti, anti-LGBT, anti-UE e compagnia brutta (mi mancano i terrapiattisti, ma non dubito di riuscire a smarcare presto anche questa casella), so perfettamente quanto possa essere frustrante sapere di avere ragione da vendere e continuare a sbattere su un muro di illogicità e malafede. Ma, sapendo anche che non serve assolutamente a niente, possiamo almeno evitare di sbroccare e attaccare il nostro interlocutore sul personale? Non sono una grande fan delle cause perse e sono la prima ad ammettere di avere la miccia cortissima: se entrare in una discussione può servire solo a farmi venire un attacco di bile, non ci entro e basta. Poi è ovvio, ognuno di noi interagisce con gli altri come meglio crede. Dico solo che sentirsi soddisfatti della propria intelligenza e cultura perché ci permettono di dare del mentecatto a destra e a manca su un social non mi sembra poi questo gran uso delle suddette.

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2 thoughts on “Di istruzione, (ancora) vaccini, e superiorità a buon mercato

  1. Secondo me le è sfuggito il fine. Quando si etichetta come becero ignorante un antivaccinista non lo si fa per convincerlo.
    Burioni, usiamo lui come esempio, tra tutti i testi di epidemiologia un articoletto sulla comunicazione efficace se lo sarà pure letto: in nessuno si indica l’insulto come mezzo di persuasione, manco se il tuo interlocutore sostiene che la Terra poggia su una tartaruga enorme e gli è appena apparso Brahma per ricordargli di levare la cotoletta dal fuoco.
    Deridere il fan di Terry Pratchett ha uno scopo ben preciso: compattare tutti gli altri, quelli già convertiti, creare un gruppo di persone che fideisticamente crede nella rotondità del pianeta.
    Salvini stesso non sta inoculando il dubbio negli intellettuali: attaccando la Feltrinelli non convincerà mezza persona dotata di raziocinio a passargli il proprio voto, ma creerà un fronte compatto di individui che schifano la letteratura progressista, individui che già gli sono affini, e che ora lo saranno di più. Parimenti, chi deride con ‘i leghisti boicottano la Feltrinelli, crollo delle vendite di Peppa Pig’ non lo fa per convincere un leghista a leggere qualcosa, ma per ribadire l’identità del ‘noi’ contro ‘loro’.

    Creare un qualcosa di identitario è ed è sempre stato l’unico sistema per muovere le masse. E quando dico masse intendo tutti, un fisico nucleare è nel blocco identitario degli scienziati, per cui sarà portato a credere fideisticamente a un immunologo che aderisce allo stesso metodo, pur non sapendo distinguere un’influenza da un morbillo. Però l’immunologo è un membro della sua ‘squadra’, e quindi la fiducia è quasi automatica.

    E non c’è modo migliore, per fare squadra, di cantare cori contro quella avversaria.

    1. Francamente questo ragionamento ha del terrificante. Parlare di “noi” e “loro” e presentare una strategia divisiva come valida è non solo deprimente, ma pure pericoloso. Perché se ci si limita a “fidelizzare” chi già la pensa come noi senza fare uno sforzo per convincere chi sta nel campo opposto o è ancora neutrale, si deve di fatto sperare nella superiorità numerica della propria squadra, per usare un termine che le piace. Una scommessa che la storia ha ampiamente dimostrato finire spesso malissimo.

      Deprimente, dicevo anche. Deprimente perché la sua visione delle persone come gruppo indistinto e incapace di ragionare, in cui la fiducia si dà sulla base dell’appartenenza al gruppo stesso, non può che essere profondamente scoraggiante (incidentalmente, l’esempio da lei portato del fisico nucleare che “crede” all’immunologo perché entrambi sulla carta appartenenti alla categoria “Adepti del metodo scientifico” dimostrerebbe esattamente il contrario e cioè che, di come applicare rigorosamente il suddetto metodo, il suo fisico non ha capito granché). Per fortuna non tutti condividiamo questa visione del mondo e delle persone, e sappiamo che la vita non si svolge interamente in uno stadio.

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