Cialtronerie a cinque stelle: le proposte del M5S per l’Europa

Lo confesso, la pubblicazione del “Libro a 5 stelle dei cittadini per l’Europa” mi era clamorosamente sfuggita. Me ne sono accorta solo grazie agli sfottò a Luigi Di Maio, messo in imbarazzo dalla domanda di un giornalista stupito di vedersi presentare come “libro” quello che in realtà è poco più di un opuscolo di quindici pagine. A quel punto però mi ero incuriosita e da brava EU nerd sono andata a cercarmi l’opuscolo della discordia e me lo sono letto. Folks, meno male che sono solo quindici pagine.

Non ho idea di che cosa si prefigga esattamente il Movimento 5 Stelle con questo libercolo, ma se l’intenzione è quella di farne un programma d’azione serio, beh, auguri. I programmi di solito contengono anche qualche indicazione di come si intenda lavorare per raggiungere gli obiettivi prefissati, mentre questo documento ha più o meno lo spessore di una lettera a Babbo Natale: desideri su desideri, senza uno straccio di suggerimento su come realizzarli (molti dei desiderata, sia detto, sarebbero realizzabili solo con una bacchetta magica e molta fortuna). Il documento è diviso in sette aree tematiche. Vi propongo una selezione commentata delle perle che ho trovato qua e là.

Mercato unico e commercio: oltre a un massacro del concetto del principio di precauzione, il mio punto preferito è il becero protezionismo mascherato da tutela delle PMI.

Ogni decisione di politica commerciale, lesiva degli interessi delle piccole e medie imprese, dev’essere abbandonata [Ogni decisione? Fate prima a dire che non si può più decidere nulla]: bisogna intervenire per salvaguardare le eccellenze del Made-In dagli effetti negativi derivanti dall’importazione [Le eccellenze del made-in sono più che altro minacciate dalle imitazioni, e il Regolamento sulla sorveglianza del mercato interno che propone l’introduzione dell’indicazione d’origine obbligatoria, il famoso made-in appunto, non si occupa di prodotti alimentari, ma tant’è]. Vogliamo ridurre ai minimi termini l’importazione di prodotti concorrenti come l’olio tunisino, le arance marocchine, il grano ucraino e il riso asiatico [e il caffè di Starbucks? Secondo me gli americani si offendono se li lasciate fuori], sulla base della produzione europea e della capacità di assorbimento del mercato. Gli effetti degli accordi internazionali devono essere stimati tramite il confronto tra studi d’impatto a livello europeo, sviluppati da autorità indipendenti [Quali autorità indipendenti? La Commissione deve per legge condurre impact assessment per ogni proposta legislativa che intende presentare. Quale autorità indipendente dovrebbe rifare il lavoro?], e studi d’impatto a livello nazionale [Quindi il lavoro fatto dalla Commissione e dalla fantomatica autorità indipendente poi va rifatto una terza volta da ogni singolo Stato membro?], resi pubblici e diffusi ai cittadini degli Stati membri [È già così. È tutto online. Mai sentito parlare di ec.europa.eu?]

Economia e unione monetaria: non è il mio campo, per cui a differenza del M5S evito di pontificare. Mi limito a notare il geniale suggerimento di “prevedere una profonda revisione dei vincoli economici contenuti nei trattati e un ampio dibattito pubblico che si concluda solo con l’approvazione referendaria negli Stati membri”, proponendo in pratica di obbligarli tutti a convocare un referendum per approvare eventuali modifiche dei Trattati – anche quando il loro assetto costituzionale non preveda di procedere in questo modo. Tra quegli Stati, peraltro, c’è anche l’Italia. Ops.

Schengen, immigrazione: secondo il M5S, bisogna “lavorare sulle cause per prevenire il fenomeno degli sbarchi: sì all’embargo di armi [ma non volevano sostenere il made in Italy? Mah], no a operazioni di destabilizzazione in Medio Oriente e in Africa, sì alle sanzioni per le multinazionali che violano i diritti umani nei Paesi terzi [Mi sfugge in che modo il lodevole intento di costringere Nike a vigilare sulle condizioni dei lavoratori che fanno le sue scarpe in Bangladesh influenzi i corridoi umanitari nel Mediterraneo. Ma sarò miope io]. Segnaliamo anche il ritorno di fiamma della sciroccata proposta, mi pare originariamente avanzata da Di Battista, che la richiesta di asilo venga fatta “nel Paese di origine” del richiedente o, se proprio ciò non fosse possibile (mai provato a fare la coda in un ufficio in Somalia? Un disastro, guarda. Peggio delle Poste), in quello di transito. In chiusura di pagina, ovviamente, non ci facciamo mancare neppure l’odiosa strizzata d’occhio all’equazione immigrazione = rischio terrorismo.

Politica estera e di difesa: ammirate la poetica contrapposizione dei primi due paragrafi, che invocano rispettivamente la “[i]mmediata sospensione di tutti gli accordi e dei rimpatri verso i Paesi extra UE che violano i diritti umani”, e la “[r]imozione immediata delle sanzioni alla Russia”. Chi ha detto che Grillo non fa più il comico?

Budget europeo: questa sezione è forse la peggiore, e non è che la concorrenza non sia agguerrita. Il M5S pretende, nell’ordine:

Riduzione sostanziale del budget europeo con tagli drastici degli stipendi dei parlamentari, eliminando ogni forma di benefit e privilegio [Questa l’ho già sentita. E comunque visto quanto poco incidano sul totale, tagli anche drastici degli stipendi degli europarlamentari non porteranno sicuramente a una riduzione “sostanziale” del budget UE]. Eliminazione della tripla sede Bruxelles-Strasburgo-Lussemburgo [Se calcolate anche la sede della Corte di Giustizia, allora perché lasciare fuori quella della BCE a Francoforte?] e rimozione di tutte le agenzie europee non produttive [Chi decide quali siano “non produttive”? Con quali criteri? Mistero]. Abolizione dei finanziamenti destinati alla propaganda UE (moneta unica, propaganda contro la Russia, fake news e altro) [Grassetto aggiunto. Le fake news sarebbero propaganda UE? E “altro” che cosa copre? Le scie chimiche? I vaccini? Lo sbarco sulla Luna?].

Tenetevi forte, perché non abbiamo finito:

I fondi europei devono essere programmati sui veri bisogni del territorio e in sintonia con il programma di governo del Movimento 5 Stelle [Grassetto aggiunto. Cioè da Bruxelles la Commissione deve farvi approvare la destinazione dei fondi strutturali? Smetto di ridere nel 2020]. Vogliamo la trasparenza e la pianificazione pubblica dei bandi [Permettetemi di presentarvi TED].

Capacità di “decidere e indirizzare”: le virgolette sono nell’originale, credo perché loro per primi non sapevano bene quale dovesse essere il messaggio di questa sezione, che vi riporto in toto e che in effetti non è proprio chiarissima. Forse l’hanno chiamata così perché volevano una frase a effetto tipo “Servire e proteggere”. Vai a sapere.

L’Unione europea deve rimettere al centro del potere decisionale il cittadino incrementando la sua rappresentatività e democraticità. Le sue politiche non devono essere imposte dall’alto ma vagliate dalla volontà popolare, ampliando e rafforzando l’uso di tutti gli strumenti di democrazia diretta e partecipata di comprovata utilità [Quali? Il sacro blog?] Gli esempi di oggi dimostrano che quando i cittadini si sono potuti esprimere, molto spesso hanno bocciato le politiche dell’Unione [Molto spesso? Aspetto la lunga lista degli esempi in cui i cittadini, sulla base di ampi e informati dibattiti, hanno bocciato le politiche dell’Unione. Mi metto comoda]. Occorre maggiore trasparenza nel processo decisionale UE, in primo luogo per ciò che concerne il Consiglio, e una redistribuzione del potere tra le istituzioni: il Parlamento europeo, unica tra le istituzioni UE democraticamente eletta (Il Consiglio è formato da rappresentanti dei governi nazionali pure democraticamente eletti, ma okay. La Commissione non è eletta perché non si eleggono gli organi amministrativi. Quando avete votato l’ultima volta per rinnovare il vostro ufficio anagrafe di competenza? Appunto], è ancora troppo marginale nel processo decisionale [Certo. Infatti quella che si chiamava procedura di codecisione è stata ribattezzata “procedura legislativa ordinaria“, proprio per sottolineare il fatto che il processo legislativo UE ormai parta di default con il Parlamento sullo stesso piano del Consiglio. Marginalità a iosa].

Energia, materia e resilienza: potrei irriderli per il fatto di aver scritto “materia” laddove intendevano “materie prime”, dando al libercolo un certo qual sapore di trattato metafisico, ma non voglio infierire. Potrei anche notare come chi ha riletto questa pagina non si sia accorto della quantomena strana formulazione “Questa situazione pone tutti i cittadini europei in una condizione di estrema vulnerabilità, che mette a dura prova l’economia reale, la sicurezza, la prosperità di lungo periodo e l’assenza o meno di conflitti economici, bellici o tensioni sociali, all’interno come all’esterno del nostro territorio [grassetto aggiunto]”, ma non voglio infierire. Dove invece ho intenzione di infierire è sul patetico paragrafo di chiusura, che recita:

Vogliamo che i popoli europei convivano quindi come una reale comunità resiliente e pacifica, economicamente stabile e in grado di auto-mantenersi con una bassa intensità energetica e ridotte attività estrattive, ponendosi al di fuori dei conflitti per le risorse e delle responsabilità del cambiamento climatico.

Che in italiano corrente si traduce: vogliamo tornare all’età del baratto e non abbiamo capito che il cambiamento climatico non si ferma alla frontiera, come del resto non abbiamo capito tantissime altre cose. Ma non è una novità.

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