Unioni civili e “liste di proscrizione”: breve riflessione in tre tempi

1. Prologo

Il 13 gennaio Gay.it ha pubblicato nomi e recapiti pubblici di un gruppo di senatori PD che sarebbero pronti a votare contro il DDL Cirinnà presentato dal loro stesso partito se le norme sull’adozione del figlio del partner non verranno stralciate. Per questa iniziativa si è parlato di liste di proscrizione e i redattori del sito si sono beccati degli squadristi.

2. Svolgimento

Forse i parlamentari in questione, come immagino i loro colleghi di altra casacca, si sono abituati a dover rispondere solo alle rispettive segreterie invece che agli elettori (thanks, liste bloccate). Mi duole doverli risvegliare bruscamente, ma la democrazia parlamentare nel mondo occidentale funziona anche così: del resto, se il tuo elettore non ti segue durante il mandato, come fa a decidere se rinnovartelo? No, non tirate fuori il divieto di mandato imperativo: l’Art. 67 della Costituzione esclude un impegno giuridicamente vincolante del parlamentare nei confronti degli elettori, e un diritto di revoca da parte di questi a mandato in corso (recall). La responsabilità politica, quella resta tutta.

In quanto al fornire i contatti dei parlamentari in questione e invitare i cittadini a farsi sentire: ne ho già scritto, l’attività di lobbying è parte integrante del gioco politico e se fatta secondo le regole è giusto che sia così. I cittadini hanno tutto il diritto di associarsi per cercare di influenzare un determinato procedimento legislativo; tanto è vero che gli oppositori delle unioni civili hanno lanciato giusto la settimana scorsa una serie di iniziative (alcune delle quali, come “l’ora di preghiera”, decisamente discutibili), incluso l’invito a contattare i parlamentari per invitarli a non votare il DDL.

3. Conclusione

Che i rappresentanti dei cittadini si rassegnino, quello di seguirli nella loro attività legislativa e di contattarli per manifestare scontento (o appoggio) resta un nostro diritto. Nel caso delle unioni civili poi bisognerebbe avere il buon gusto di tacere, se non altro per senso della decenza: dopo aver tergiversato e giocato sulla pelle delle persone per un tempo oggettivamente inconcepibile, lamentarsi se qualcuno osa protestare è ridicolo e inaccettabile. Invece di farci distrarre dal dito delle “liste di proscrizione”, faremmo meglio a concentrarci sulla luna di quei diritti che sembrano ancora appartenere a un’altra galassia.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s