Ma allora perché prendiamo in giro le ragazzine?

Domenica scorsa si è concluso il motomondiale, suppongo sappiate perfettamente come (se invece non lo sapete immagino sia perché non vi interessa, quindi non vi tedierò con un resoconto). La sconfitta di Valentino Rossi causa presunta combine a opera di Marc Márquez e Jorge Lorenzo ha provocato una marea di commenti apocalittici. Se vi foste trovati su un qualsiasi social nel tardo pomeriggio di domenica, avreste potuto pensare che l’indomani mattina il governo italiano avrebbe presentato dichiarazione di guerra alla Spagna.

I toni da tragedia che ho letto mi hanno fatto venire in mente il modo molto diverso in cui una simile esplosione di emozioni era stata accolta all’inizio di quest’anno, quando uno dei componenti degli One Direction ha annunciato il suo addio alla band. Le adolescenti che postavano messaggi accorati su tutti i social sono state liquidate come ragazzine isteriche e fatte oggetto di scherno pressoché da chiunque. Ora mi chiedo: siamo sicuri che sia giustificata questa disparità di trattamento?

Se andiamo a guardare, ci sono spiegazioni piuttosto valide del perché gli adolescenti si comportino in un certo modo, inclusa la tendenza a fare cose anche estremamente stupide. La corteccia prefrontale, che è deputata tra le altre cose a valutare i rischi di determinati comportamenti, nei teenager non è ancora completamente formata. In aggiunta, i circuiti di rilascio della dopamina sono più attivi in presenza di altre persone della stessa età, il che ci rende molto più suscettibili all’influenza dei nostri pari quando abbiamo sedici anni di quanto non lo siamo a quaranta. Questi meccanismi funzionano nello stesso modo in entrambi i sessi.

Quello degli One Direction non è certo l’unico esempio di “isteria adolescenziale da boyband”: il paper She Loves You: The Beatles and Female Fanaticism analizza il modo in cui l’arrivo dei Fab Four sulla scena musicale creò “a new kind of fanaticism that seized the 1960s with unprecedented ferocity. Beatlemania was the first widespread outburst during the sixties to feature women – in this case, teenaged girls – in a radical context”. L’autrice nota alcune caratteristiche specifiche dei Beatles che li facevano apprezzare particolarmente dal pubblico femminile: un’immagine di mascolinità non aggressiva, testi che descrivono donne indipendenti, e canzoni che affrontano il tema dell’amore in maniera spiccatamente più sensibile rispetto agli artisti uomini dell’epoca. Non è difficile ritrovare queste caratteristiche in altri beniamini delle adolescenti di epoche diverse, come i Take That o Justin Bieber: “Adolescents girls see a feminine quality in these kinds of men, sociologists say, that remind[s] them of themselves. Girls feel safe around more androgynous singers because they’re not pushing the macho stereotype which can be intimidating to a teenage girl”.

È quindi perfettamente normale che le adolescenti “impazziscano” per determinati personaggi. Un po’ meno normale è che lo facciano adulti o presunti tali i cui circuiti cerebrali sono ormai a punto e che in generale non hanno bisogno di sentirsi validati da una canzone. Per tornare all’esempio di apertura, ieri su Twitter ho avuto modo di leggere commenti di questo genere, spazianti dall’augurio di incidente alle invocazioni di riparazione per via giudiziaria (sic). #iostoconvale

Un altro esempio: quest’anno la BBC ha (finalmente) licenziato Jeremy Clarkson, il popolarissimo presentatore di Top Gear; il programma è dedicato ad auto e motori e ha un pubblico prevalentemente maschile. Quando i bookmaker inglesi hanno indicato come probabile rimpiazzo la presentatrice Sue Perkins, la poveretta è stata travolta da ingiurie e minacce di vario tipo, tra cui quella di bruciarla viva, e ha anche dovuto abbandonare temporaneamente Twitter per evitare gli insulti.

Ora, lo so che la parola fan deriva da fanatic e non mi stupisco più di tanto degli eccessi a cui possono arrivare certe persone quando ci sono di mezzo i loro idoli. Quello che invece mi stupisce è il doppiopesismo in base a cui se a strillare è un branco di ragazzine scrolliamo le spalle e ci facciamo quasi un punto d’onore di prenderle in giro, mentre quelle adulte, specie se maschili, sono sempre “passioni” – anche quando hanno effetti peggiori. Per dirne una, credo sia difficile che un gruppo di adolescenti di ritorno da un concerto vandalizzi un intero quartiere o dia fuoco a svariate macchine per festeggiare.

In conclusione: volete vestirvi a lutto dopo l’addio alle scene di un cantante, augurare ogni male ai produttori di una serie per aver osato uccidere il vostro personaggio preferito, ubriacarvi fino a collassare per la promozione della vostra squadra dopo decenni di Serie B? Lungi da me il giudicarvi. Ma la prossima volta che incrocerete una sedicenne in lacrime per lo scioglimento della “sua” boyband, rimangiatevi il commento sarcastico che state per fare. Dopotutto, gli adulti dovreste essere voi.

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3 thoughts on “Ma allora perché prendiamo in giro le ragazzine?

  1. Sono d’accordo con te Chiara, anche se su una cosa penso che si possa introdurre una “differenziazione”, almeno guardando il mondo social e Twitter nello specifico.

    Io separerei tra il sarcasmo fatto con cattiveria che, spesso, finisce per essere un delirio patetico quando fatto dagli adulti e quello invece che si fa più per “costume”. Ad esempio, nel caso delle serie TV oltre ai veri e propri fanatici c’è un mondo fatto di ironia e sarcasmo su figure di produttori famosissimi (come Shonda Rhimes per dirne una) che spesso è mosso nella sua emotività più per l’ammirazione che si ha nei confronti dell’immaginazione e della creatività potente di queste persone che per un odio reale.

    Questa “separazione” tra i “tipi” di sarcasmo è, almeno per mia esperienza, molto meno possibile farla nel caso di alcuni sport, in primis il calcio ma, evidentemente, anche per la moto-gp. Nel caso di sport come questi ci sono anche dei fattori culturali importanti (ad esempio nel caso del Brasile dove il calcio è quasi una filosofia di vita forte come una religione, o a Napoli che c’è gente che fa il pellegrinaggio per il santino di Maradona) che forse “catalizzano” l’attivazione di quei circuiti cerebrali di cui parlavi che finiscono per far somigliare gli adulti agli adolescenti.

    Poi negli sport come la moto-gp o in genere cose che coinvolgano la velocità intervengono, se non mi sbaglio e nel caso del pubblico maschile, dei meccanismi di “compensazione” della virilità per cui magari molti hanno reazioni così esagerate perché sono persone molto insicure che si costruiscono uno “scudo” con lo sport e dunque si sentono “colpiti intimamente” quando l’atleta in cui hanno riposto la loro fiducia non si rivela all’altezza vuoi per colpa sua vuoi per colpa di altri.

    1. È un spunto interessante. Sul fanatismo specificamente legato allo sport si potrebbero scrivere intere enciclopedie, ed è verissimo che i fattori culturali giochino un ruolo importante. È un peccato però che molti si comportino come se questo in un certo senso nobilitasse e in parte giustificasse gli eccessi del tifo sportivo. Sulla differenza tra sarcasmi concordo con te: quello “di costume”, se fatto con intelligenza, di solito contiene anche una buona dose di autoironia.

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