No, la giustizia fai da te non è una soluzione

Breve storia 1: anni fa ho lavorato in Sudafrica, dove abitavo con un collega nato e cresciuto nel Paese. Mentre ancora svuotavo le valigie, il collega insistette per farmi vedere dove teneva i fucili, “in caso entri qualcuno in casa”. Tenuto conto del fatto che il più piccolo dei suddetti fucili pesava più della sottoscritta, ho rifiutato l’offerta. Più per quieto vivere che per altro ho dovuto però accettare di tenere una balestra carica (giuro) in camera mia. Camera che peraltro aveva due porte: una normale di legno, e un’inferriata da chiudere la sera quando si andava a dormire – efficace per aiutare l’esperienza Nelson Mandela, forse, ma inquietante da morire.

Breve storia 2: quando ancora abitavo a Genova, nella questura di competenza per il mio quartiere l’ufficio passaporti era nella stessa stanza di quello per il porto d’armi. Mentre aspettavo che l’impiegato mi portasse il passaporto nuovo, allo sportello a fianco si svolgeva il seguente dialogo tra l’impiegata e un ex rappresentante di gioielli:

“Ma lei quindi adesso è in pensione?”

“Sì, ma vede, ora io e mia moglie abitiamo in una villetta isolata, dove non ci sentiamo molto sicuri…”

“Scusi ma quindi lei vorrebbe rinnovare il porto d’armi per poter sparare ai ladri?”

“Esatto, brava!”

Il nostro eroe ci rimase malissimo quando gli venne risposto che con quella motivazione il porto d’armi non glielo avrebbero mai rinnovato. Il mio passaporto arrivò a discussione ancora in corso, per cui non so come sia andata a finire.

Perché vi racconto tutto questo? Perché, con l’ennesimo caso di tentata rapina finita in tragedia, sono ricominciate le discussioni sulla legittima difesa.

gb_bonus pistolaTra una figuraccia e l’altra al Parlamento europeo, l’ineffabile Gianluca Buonanno ha trovato il tempo di twittare una proposta per il “bonus pistola”, una sorta di contributo finanziario per i giustizieri fai da te. Per quanto particolarmente idiota, questa uscita è più o meno in linea con il personaggio e quindi non molto sorprendente.

gb_legittima difesaStamattina però ho letto questa perla, che mi ha notevolmente perplessa e preoccupata in quanto viene da una persona con cui non mi trovo necessariamente sempre d’accordo, ma che fino ad adesso ritenevo comunque dotata di buonsenso. In 140 caratteri, invece, l’avvocato Bongiorno è riuscita a concentrare una notevole quantità di sciocchezze: i) Da una persona che si è sempre battuta contro la violenza domestica mi aspetto che, come minimo, non si presti al giochetto di avvalorare il mito dello stupratore “predatore” che aspetta le vittime nel vicolo buio o entrandogli in casa. La maggior parte delle violenze avviene in casa perché la vittima e lo stupratore ci abitano insieme; ii) Chi viola la proprietà privata altrui è consapevole di commettere un reato. Le conseguenze che questo comporta sono l’arresto, il processo ed eventualmente una pena carceraria, non la morte. Ho visto ragionamenti simili a proposito dell’uccisione di Davide Bifolco, il sedicenne che secondo alcuni “se l’era andata a cercare” non fermandosi all’alt dei carabinieri. Ci possiamo fermare un attimo a riflettere? Vogliamo davvero essere il tipo di società in cui il piatto della bilancia con la proprietà privata è più pesante di quello con sopra una vita umana? (Prima che qualcuno salti su: sì, ho avuto i ladri in casa. Sì, mi hanno portato via anche cose di famiglia a cui tenevo tantissimo. Sì, il sentimento di violazione della propria intimità è fortissimo. No, non giustifica la perdita di una vita umana);

ladri_in_casaiii) “Allargare [la] legittima difesa è necessario”. Sulla stessa linea si pone Enrico Costa, secondo cui i ladri “entrano sapendo che c’è gente, sono preparati, e il furto evolve spesso in rapina se non in omicidio” ed è quindi necessario ripensare l’istituto della legittima difesa. Ne siamo proprio sicuri? Vediamo un po’.

Torniamo al Sudafrica, che ha una definizione piuttosto ampia del concetto di legittima difesa: secondo il portavoce della South African Gun Owners’ Association, “typical South African attacks during farm and home invasions […] are generally extremely violent – almost always, illegally possessed firearms are involved by a number of attackers. They usually never hesitate to use the firearms and other weapons”. In un ovvio circolo vizioso, questo spinge i privati ad acquistare e tenere armi per potersi difendere: secondo i dati più recenti, in Sudafrica sono quasi quattro milioni le armi regolarmente detenute, più un numero imprecisato in circolazione illegalmente (fino ad altri quattro milioni secondo alcune stime). Il fatto è questo: la stragrande maggioranza delle persone che commettono furti lo fanno perché non hanno grandi alternative per sbarcare il lunario. Se nella casa scelta come bersaglio ci sono armi rinunceranno al furto? Chiaro che no. Cercheranno di portarlo comunque a termine, ma con una differenza fondamentale: verranno armati a loro volta e pronti a sparare per primi. In effetti, nel biennio 2013/2014 rapine e furti non solo non sono diminuiti, ma sono complessivamente in leggero aumento.

Ammettiamo per assurdo che rendere più facile tenere armi in casa e usarle con la protezione della legge si riveli un efficace strumento di prevenzione del crimine. Che cosa succederebbe con più armi nelle case italiane? Anche qui possiamo comodamente dare un’occhiata a quello che succede in altre parti del mondo senza bisogno di speculazioni campate in aria. Con quasi 113 armi ogni 100 persone, gli Stati Uniti sono il Paese più armato del mondo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ma ecco un breve riassunto per i paladini della giustizia fatta in casa.

1) Il rischio di incidenti aumenta. Lapalissiano, lo so. Ma senza un’arma in casa, nessun bambino può sparare a se stesso o a un familiare. Obiezione: i bambini non dovrebbero maneggiare armi! Giustissimo. Ma siamo proprio sicuri che gli adulti ne siano capaci? Possedere una pistola non significa essere in grado di usarla. Per fare un esempio, l’addestramento delle squadre SWAT prevede “at a minimum, qualifying four times a year throughout [a] 25-year career. And this [i]sn’t just shooting paper – it mean[s] doing extensive tactical exercises. And [while] on the SWAT team [you have] to undergo monthly tactical training”. Un altro esempio che personalmente trovo molto interessante è quello dei servizi segreti: in tutta la storia degli Stati Uniti, i servizi segreti non hanno mai sparato un colpo durante un tentativo di assassinio del Presidente. La consegna in questi casi è fare scudo con il proprio corpo al Presidente, non aprire il fuoco. Nel 1981 John Hinckley tentò di uccidere Ronald Reagan dopo un discorso al Washington Hilton Hotel:

Just look at the picture taken immediately after Reagan was shot and count the guns in that photograph. They’re all being held by highly-trained experts and not one of them fired. They didn’t shoot Hinckley. And that’s because you’re likely to do more harm than good in that situation [grassetto aggiunto].

Un tragico esempio di ciò che può succedere quando a tenere la pistola è un tiratore della domenica è quello verificatosi di recente in Texas, dove un passante improvvisatosi Rambo ha colpito alla testa proprio la persona che cercava di difendere da un furto d’auto (per poi, guarda un po’, darsi alla fuga).

2) Il rischio di lesioni intenzionali o suicidio aumenta. Molto banalmente, se hai un’arma in casa sarai più propenso a tirarla fuori durante un episodio di depressione particolarmente brutto, o all’ennesimo litigio su chi deve portare fuori la spazzatura. Sembra esagerato? Nel 2014 un uomo venne ucciso in un cinema perché il vicino si sentiva disturbato dal suo continuo messaggiare al telefono. Va anche notato che la maggior parte dei casi in cui qualcuno sostiene di aver tirato fuori la pistola per legittima difesa in realtà sono situazioni in cui, a litigio già in corso, uno dei due estrae l’arma – e l’altro risponde.

3) L’avvocato Bongiorno cita espressamente il caso della difesa da un tentativo di stupro. Come spiegato molto bene qui, suggerire che il possesso di una pistola possa aiutare le donne a prevenire uno stupro non solo è sbagliato, è potenzialmente anche molto pericoloso. A parte le considerazioni generali di cui sopra, l’aggressore potrebbe riuscire a impadronirsi dell’arma; se la donna non fa fuoco, magari perché chi ha di fronte non è armato, le verrà in qualche modo addossata parte della responsabilità (“Potevi difenderti e non l’hai fatto”). Se anche tutto andasse per il verso giusto e riuscisse a mettere in fuga lo stupratore senza fargli del male, che cosa abbiamo ottenuto? Nella migliore delle ipotesi, il tizio si sceglierà un altro bersaglio.

Tirando le somme: quando si (stra)parla di allargare la legittima difesa e rendere più facile l’accesso alle armi, non è necessario usare il condizionale per valutare le potenziali conseguenze. Sappiamo già che cosa succede. L’esempio di Paesi come il Sudafrica e gli Stati Uniti è lampante e dovrebbe essere chiaro a tutti che non c’è alcun motivo per incamminarci sulla stessa strada. Anzi, dovremmo correre nella direzione opposta il più velocemente possibile.

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2 thoughts on “No, la giustizia fai da te non è una soluzione

  1. Commento complementare, nella sua ASSOLUTA MEDIOCRITA’, di quelli dei tanti/troppi decerebrati leghisti-bounty killer sostenitori del “prima sparo, poi chiedo le generalità” (sperando che, ovviamente, il bersaglio sia un extracomunitario).
    Retorica bipartisan, null’altro.

    1. Sai Luciuss, ti invidio molto due cose: 1) il tempo libero che devi avere in abbondanza, dal momento che ti puoi permettere di dedicarne un po’ a commentare un post che trovi di un’assoluta mediocrità; e 2) la convinzione che il mondo non possa in alcun modo continuare a girare senza la tua opinione. Ti chiederei da dove sia spuntata l’idea della retorica “bipartisan”, dal momento che non vedo alcuna connessione con quello che ho scritto; ma, francamente, non mi interessa. Happy life.

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